Jesse Owens, il “lampo d’ebano” che unì il mondo.

1936, olimpiadi di Berlino. Una grande occasione per il Terzo Reich di mostrare al mondo intero i suoi ideali e la sua forza. A quei giochi un certo Jesse Owens, velocista afroamericano, sbaragliò la concorrenza aggiudicandosi ben 4 medaglie d’oro e diventando il personaggio più famoso delle Olimpiadi che avrebbero dovuto celebrare la razza ariana. Hitler, sempre presente a cerimonie e manifestazioni pubbliche, era negli spalti dell'Olympiastadion, gioiellino architettonico da oltre 100 mila posti, per tifare Luz Long, atleta tedesco per il quale stravedeva. Ma la stima, viene proprio da dire, non era reciproca. Già durante il pre gara Luz e Jesse iniziarono a fraternizzare e fu proprio durante la competizione che il tedesco fece un gesto davvero sportivo. Owens aveva già sbagliato due dei tre salti per la qualificazione quando, prima del terzo, gli si avvicina Long per suggerirgli di anticipare la battuta. Con questo prezioso consiglio permise allo statunitense di superare la qualifica. Un gesto nobile, inaspettato e tutt’altro che scontato. Un’intenzione che ha stupito tutti, Owens per primo. Da quel momento in poi tra i due nacque una splendida amicizia destinata a durare negli anni.

Prima di arrivare ai successi sportivi, e alla gloria che gli procurarono, la vita del “lampo d’ebano” non fu tutta rose e fiori. Visse la povertà e la miseria degli anni della grande depressione americana, provando sulla sua pelle la filosofia dell’arrangiarsi per vivere. Sin da giovanissimo fu impegnato in lavori umili, dal lustrascarpe al giardiniere, per potersi anche mantenere gli studi. Il suo evidente talento per lo sport non tardò ad emergere ma, mancando delle risorse per attrezzature diverse da quelle per l’atletica leggera, si dedicò anima e corpo alla corsa. Il suo nome si fece conoscere al grande pubblico l’anno prima delle Olimpiadi, le uniche alle quali partecipò, quando durante i campionati del Middle West presso l'Università del Michigan riuscì ad eguagliare il record mondiale dei 100 metri e stabilì quello del salto in lungo, pur reduce da un infortunio alla schiena.
Una storia bella da raccontare, quella di Owens, perché correndo riuscì in un’impresa ancora più difficile di una medaglia olimpica: leggenda vuole che al momento della sua vittoria il fuhrer abbia abbandonato lo stadio per evitare di stringergli la mano durante le premiazioni.