Gino Strada: una vita in prima linea

 “Io non sono pacifista. Io sono contro la guerra perché la guerra non si può umanizzare, si può solo abolire. E non mi piace la parola ‘utopia’; preferisco parlare di ‘progetto non ancora realizzato’".

Per descrivere la qualità, il pensiero e la forza del personaggio che vogliamo raccontare oggi, non si può che partire da una delle sue citazioni più celebri.

Gino Strada è un uomo tutto d’un pezzo, animato da un assoluto rigore morale e da una grande passione civile. Dal principio, sceglie una direzione. E la porta avanti, facendo del suo mestiere uno strumento di lotta e progresso sociale, soprattutto dove non è possibile.

Luigi, detto Gino, nasce a Sesto San Giovanni il 21 aprile 1948. Laureatosi in Medicina nel ‘78 alla Statale di Milano, si specializza in chirurgia d'urgenza. Fino all’88 pratica in trapianto di cuore, poi prende una svolta che avrebbe dato un nuovo senso alla sua vita: chirurgia traumatologica e cura delle vittime di guerra.

Insieme al Comitato Internazionale della Croce Rossa porta il suo contributo nelle zone che ai tempi, tra l’89 e il ’94, erano tra le più insanguinate da dolorosi conflitti: Bosnia-Erzegovina, Perù, Afghanistan, Pakistan, Etiopia e Somalia.

Sul campo, oltre all’esperienza, maturano il coraggio e la convinzione che servono nel perseguire ideali alti, altissimi, per molti utopistici. Valori e qualità, le sue, che lo porteranno proprio nel 1994 alla fondazione di Emergency, un’associazione umanitaria internazionale per la riabilitazione delle vittime della guerra e in particolar modo delle mine antiuomo che, in oltre 20 anni di attività, ha fornito assistenza gratuita a oltre 6 milioni di pazienti in 16 paesi nel mondo.

Gino Strada sceglie anche di assumersi ulteriori compiti nel portare avanti le sue battaglie, non solo sul campo. Sceglie di metterci la faccia e di farsi portavoce di un modo di pensare e di vedere il mondo, esponendosi in prima persona e dicendo la sua sempre e comunque, contro “chi ritiene che noi, medici e infermieri che lavoriamo in zone di guerra, dovremmo limitarci a fare interventi chirurgici e medicazioni, senza pensare né prendere la parola”.

Gino Strada parla, denuncia, e soprattutto scrive. In ‘Pappagalli verdi: cronache di un chirurgo di guerra’ e ‘Buskashì. Viaggio dentro la guerra’ racconta le esperienze sue e di chi, come lui, ha scelto di agire e di impegnarsi in prima persona. E per farlo, non risparmia gli orrori e la crudezza che solo la guerra sa produrre. Sono inoltre moltissimi i suoi contributi editoriali a opere di altri scrittori, a indicare un impegno e un bisogno di far sapere ciò che accade davvero inesauribile.

E per tutto questo, non tardano ad arrivare i riconoscimenti. Oltre alle cittadinanze onorarie, nel 2001 è vincitore del premio ‘Colombe d'Oro per la Pace’ e nel 2015, primo italiano di sempre, riceve il ‘Right Livelihood Award’: un premio annuale che, alla vigilia dell'assegnazione del Nobel, viene conferito a coloro che lavorano a soluzioni pratiche ed esemplari ai problemi più urgenti con cui il mondo si trova a confrontarsi.

Un uomo che ha saputo scrivere uno splendido capitolo nella storia del nostro Paese, per quanto intriso di dolore o sofferenza. Una vita davvero esemplare, un percorso umano che in pochissimi hanno il coraggio di intraprendere. 

Questo è Gino Strada.

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