John Nash, una vita tra genio e follia

John Nash è un uomo che ha saputo tracciare nuove strade, indicando soluzioni alternative e nuovi punti di vista. Un geniale e raffinato matematico che ha sempre affrontato i problemi da un’ottica del tutto originale, risolvendo in un modo “elegante” problemi incredibilmente complessi quali l’immersione delle varietà algebriche, le equazioni differenziali paraboliche, le derive parziali e la meccanica quantistica. 

Con i suoi studi di matematica applicata alla teoria dei giochi, Nash ha rivoluzionato l'economia, vincendo il Premio Nobel per l'economia nel 1994. Ma non è solo questo, forse, che lo ha reso noto al grande pubblico: la sua vita, duramente provata da una grave forma di schizofrenia, ha infatti ispirato la realizzazione del noto e pluripremiato film A Beautiful Mind, diretto da Ron Howard e interpretato da Russell Crowe. 

Fin dai tempi del liceo, John Nash manifestò una spiccata superiorità intellettuale che sfruttò per guadagnare considerazione e rispetto sociale. Dopo aver ottenuto una prestigiosa borsa di studio, la George Westinghouse Scholarship, nel 1945 si iscrisse all’Università Carnegie Mellon di Pittsburgh per studiare ingegneria chimica. Ma il suo interesse per la materia che lo rese celebre non tardò ad emergere e appena sei mesi dopo decise di abbandonare gli studi di chimica, scegliendo matematica. Da subito, mostrò in questo campo abilità eccezionali derivate dall’innata predisposizione nel risolvere problemi di grande complessità e, dopo aver frequentato il corso di topologia di Albert Tucker e i corsi di calcolo tensoriale e relatività tenuti da Synge, decise di intraprendere la carriera accademica. Nel 1948, a Princeton, Nash dimostrò una vasta gamma di interessi nella matematica pura come la topologia, la geometria algebrica, la teoria dei giochi e la logica, manifestando quello che fu da sempre il tratto distintivo della sua opera di studio e ricerca: la capacità e la presunzione di risolvere un problema facendo leva esclusivamente sulle proprie capacità concettuali, seguendo un approccio che fosse il più originale possibile. 

Durante gli studi per il dottorato, nel 1949, Nash definì i principi matematici della teoria dei giochi: una tesi di appena 27 pagine sulla Teoria dei giochi che sarebbe diventata uno dei lavori più famosi nel campo e che, 45 anni dopo, gli permise di ottenere il Premio Nobel per l'economia. Negli anni della maturità, le sue idee influenzarono quasi ogni campo del sapere grazie allo studio dell’economia, delle relazioni internazionali, della politica e della biologia. 

La sua vita non fu solo un interminabile susseguirsi di successi professionali. Sul piano personale, Nash dovette infatti convivere per oltre trent’anni con una grave malattia che colpisce il cervello: la schizofrenia. Fu questo un lungo periodo in cui alternò momenti di lucidità, durante i quali riusciva a lavorare e a raggiungere risultati significativi anche se non al livello dei suoi precedenti, a crisi in cui la sua salute mentale risultò seriamente deteriorata, con il manifestarsi di paranoie e allucinazioni. 

L’epilogo della sua vita avvenne in modo tragico e inaspettato, a 86 anni: morì nel 2015 insieme alla moglie in un incidente stradale, mentre era a bordo di un taxi presso l'aeroporto di Newark di ritorno dalla Norvegia dove si era recato per ritirare l'Abel Prize, un prestigioso premio matematico. 

Con la sua rara intelligenza e le sue grandi contraddizioni, John Nash ci consegna l’esempio di un uomo geniale e irrequieto, per nulla riconducibile negli schemi di un’esistenza tranquilla e ordinata. Un uomo che seppe trasformare anche la sua malattia in un’ulteriore occasione per affermare il suo essere atipico e anticonformista. 

Perché, come egli stesso affermò, “in parte, la salute mentale è una forma di conformismo”.