IN VIAGGIO CON LUCIO CECCHINELLO

Intervista sui luoghi che hanno accompagnato le ultime tappe di questo 2016 pieno di soddisfazioni per LCR Honda Team

Quattro volte sul podio, due delle quali sul gradino più alto.

Il 2016 del Team di Lucio Cecchinello è stato realmente un anno da incorniciare. Un anno che ha coinciso col ventennale di questo grande progetto che ha offerto un contributo importantissimo alla crescita di questo meraviglioso sport e ha fatto maturare e vincere tanti piloti, con numeri importanti: 570 gare, 78 podi, 23 gran premi vinti nelle classi 125 e 250. E quest’anno, anche il primo posto come team indipendente e il settimo assoluto nella MotoGP, con 4 podi e 2 vittorie.

La fine di questa stagione di MotoGP è stata l’occasione per una lunga chiacchierata con Lucio Cecchinello, nel corso della quale sono emerse alcune delle sensazioni e alle emozioni legate ai luoghi che sono stati teatro delle ultime sfide di questo speciale 2016.

“Riuscire ad ottenere questi risultati così importanti è realmente qualcosa di eccezionale. Già il podio è difficilissimo da ottenere in MotoGP. Ma vincere lo è ancora di più: è stato un anno indimenticabile, intenso e ricco di emozioni. Per l’ennesimo volta, abbiamo visitato 14 paesi, 4 continenti e abbiamo rivisto tanti amici in giro per il mondo. In tutta onestà, mi sento un uomo fortunato perché faccio quello che mi piace, e soprattutto ho l’opportunità di conoscere il mondo, diverse culture, diversi stili di vita, diversi paesaggi”.

Nelle sue parole, tutta l’emozione e la consapevolezza di aver raggiunto qualcosa di importante. Non solo a livello sportivo. Per una vita che non è solo vissuta da protagonista di sfide avvincenti sulle piste di tutto il mondo, ma è un accumulo di esperienze e viaggi e vanno a definire una personalità unica e affascinante. Di un grande uomo, prima ancora di un professionista vincente.





Caro Lucio, partiamo da Misano Adriatico: l’ultima gara della stagione corsa qui in casa, in Italia. Quali sensazioni ed emozioni ti trasmette tornare, da protagonista, in un luogo che ti ha visto esordire in pista?

“Penso che accada a tanti piloti e operatori del settore: quando ti ricongiungi al paese nel quale sei cresciuto, partecipi a delle gare in quel circuito dove hai mosso i primi passi e hai incominciato a maturare le prime esperienze, affiorano sensazioni particolari e ti vengono in mente tantissimi ricordi.

E ogni volta che torno a Misano è così. Ripenso a quella prima volta che arrivai qui, con la mia Honda NS 125 montata sul carrello trainato macchina. Io lì, fermo, che guardo il nastro d’asfalto con l’emozione di chi entra in pista per la prima volta nella vita. L’emozione e le sensazioni di quel momento, di quel giorno: gli odori, i profumi, tutte cose indimenticabili. Ogni volta che torno qui per un Gran Premio i ricordi sono riaccesi da percezioni sensoriali come l’odore della benzina, il grasso, il motore caldo. Già, quel particolare profumo del motore… sono sensazioni, emozioni che tornano, in un istante, tutte insieme. Il passato riaffiora sotto forma di flashback: e in quei precisi istanti rivivi tutto, ripercorri momenti di compiacimento, di gioia, di riflessione”.


Flashback: una parola che si addice particolarmente a questo nostro viaggio nelle emozioni della scorsa stagione. Un viaggio ideale che ci riconduce in Catalogna, teatro del Gran Premio di Aragona.

“Ogni paese, ogni posto, ogni circuito ha la sua caratteristica principale. Aragona è uno di quei posti in cui percepisci chiaramente un senso di smarrimento. Lasciato l’aeroporto di Barcellona, in direzione Aragona, percorri prima un tratto di autostrada, poi 80 km di strada strada normale e ti ritrovi in una zona desertica. Per certi aspetti, sembra quasi di essere in qualche posto remoto degli Stati Uniti o addirittura, se fai navigare la fantasia, ti senti quasi in un altro pianeta. Intorno a te, questa terra così rossa, arida, senza vegetazione: vivi come una sorta di straniamento, ma è davvero una sensazione molto particolare, bella e intensa.

Avvicinandoti sempre più al circuito, ti trovi ad attraversare piccoli villaggi di mille abitanti, forse meno, in cui sembra realmente che il tempo si sia fermato. Minuscoli borghi che paiono fermi a 50 anni fa come stile di vita, come ambiente. Una breve sosta in un bar per un caffè e vedi i volti e gli occhi delle persone, per la maggior parte agricoltori: è affascinante percepire la dignità e la fierezza con cui affrontano la vita, così fortemente legati alla propria terra e alle proprie origini.

Per chi ama viaggiare e sta pensando di fare un giro in quest’area, il mio consiglio è di visitarla in primavera, o inizio estate. Su una moto o su un’automobile presa a noleggio, sarà davvero molto interessante scoprire i tanti borghi con i castelli, le piccole corti e proprio ad Alcañiz, il piccolo paese che sorge a fianco del circuito, il bellissimo castello medievale. Assolutamente da non perdere, il caratteristico hotel con stanze che ripropongono arredamenti ed atmosfere medioevali.

L’Aragona è un posto che ti fa tornare al passato”.


Ora voliamo lontano, per atterrare in Giappone. Quali emozioni e sensazioni provi tornando ogni anno nel paese del sol levante?

“Il Giappone è probabilmente l’unico luogo che ho visitato che ti dà realmente la sensazione di entrare in un altro mondo, in un’altra dimensione. Se vai negli Stati Uniti, in Centro o Sud America, in Sud Africa, in Australia, in Inghilterra il paesaggio più o meno resta famigliare. Le abitazioni, le strade, i monumenti: tutto si offre ai nostri occhi in una forma e uno stile che sentiamo appartenere alla nostra cultura e del nostro vissuto. Il Giappone è differente. Quando arrivi, ti sembra realmente di entrare in un’altra dimensione. E la cosa più sorprendente è la dimensione di tutte le cose che sono intorno a te: tutto è più piccolo, come fosse in scala ridotta. È una sensazione che avverti fin da subito, quando arrivi in aeroporto: è più piccolo di quelli a cui noi occidentali siamo abituati, persino il soffitto è più bassi. E non appena esci dall’aeroporto e ti ritrovi nel traffico, ti accorgi immediatamente che è tutto in scala ridotta: le strade sono più strette anche di un metro, così come i marciapiedi, le auto, i locali, gli hotel, persino il lavabo dove ti lavi le mani. Questa caratteristica, forse un po’ buffa, è quella che ti colpisce per prima.

Poi, ti accorgi che lì tutto è perfetto, studiato accuratamente per essere più funzionale ed efficiente, comodo e interattivo. Te ne rendi conto da tantissimi piccoli dettagli. Per esempio, quasi tutti gli ascensori hanno due pulsantiere: una classica verticale ed una più bassa orizzontale. Tu ti domandi quale senso possa avere questa pulsantiera uguale identica all’altra ma posizionata un po’ più in basso e la risposta è che potrebbero esserci persone disabili sulla sedia a rotelle che, anche allungando il braccio, non arriverebbero a selezionare il pulsante di arrivo al piano. Quindi la pulsantiera orizzontale più bassa è pensata proprio per favorire le persone con un handicap. E questo è solo uno degli esempi ma se ne potrebbero fare a migliaia. Entri al ristorante, dove fanno cotture di carni e pesce con la cucina aperta e all’entrata prendono il tuo giubbotto e lo confezionano all’interno di un sacco e l’appendono: così, i capi non restano intrisi dell’odore del cibo proveniente dalle cucine. E poi la cortesia e l’educazione che hanno è incredibile. Ad esempio, porgi la carta di credito e loro la prendono con due mani facendoti l’inchino.

Il Giappone è davvero un Paese unico e speciale”.






Ora andiamo in Australia dove nella gara di MotoGP il tuo team ha conseguito la seconda, grande vittoria della stagione. Ma al di là dell’aspetto sportivo, quali sensazioni e riflessioni ti ha lasciato questo immenso e affascinante continente?

“In particolare, in Australia vivi sin da subito una sensazione opposta rispetto a quella che ti dà il Giappone: ti ritrovi in un ambiente che ha delle dimensioni esagerate. Tutto è più grande, più largo, più importante… dalle infrastrutture agli hotel, fino alle case. Faccio un esempio. Noi del team, quando andiamo in Australia e segnatamente Phillip Island non andiamo in hotel: in quest’isola dove c’è il circuito non ci sono strutture alberghiere ma case per vacanze che vengono affittate. E lì, ti ritrovi a vivere in queste case con spazi enormi dove anche la toilette può essere grande come un nostro grande salone. Basti pensare che il classico frigo australiano è il triplo di quello che abbiamo noi in Europa. Anche perché spesso l’andare a fare la spesa comporta il doversi spostare per decine di km e quindi si tende a fare scorte importanti.
Ma soprattutto, l’Australia è un luogo che ti fa sentire libero. Poche persone, poco traffico, spazi sconfinati: tutto è molto rilassante, lo stile di vita è più sereno. Lo vedi e lo percepisci subito. E poi c’è questa bellezza della natura, di una terra affacciata sull’oceano: il sud del pacifico è qualcosa di eccezionale e maestoso. Ti ritrovi talvolta ad avere la stanza con la finestra che si affaccia sull’oceano, costellato di queste onde enormi e lì realizzi e capisci che sei parte di un altro mondo, avverti questo forte senso di libertà e di un ambiente naturale che, con la sua maestosità, ti fa sentire un po’ più piccolo e fragile.
Le fragorose onde dell’oceano, le foreste selvagge, le piogge torrenziali e l’intensità dei raggi del sole che bruciano la pelle: più che in altri paesi, in Australia vivi e percepisci la straordinaria potenza della natura”.


Ora parlaci della Malesia. Qual è la cosa che più ti ha sorpreso?

“Quello che più ti colpisce della Malesia è l’intensità della natura e della vegetazione, ovunque intorno a te. Un giorno, mi è capitato di trovare un’intera famiglia di iguana che mi ha attraversato la strada: sono enormi, sembrano quasi dei piccoli coccodrilli, e poi ci sono le scimmie, tantissime e chiassose. Ecco, posso dire che quello che ti colpisce della Malesia è questa intensa vegetazione che ti circonda e questa fauna selvaggia che vive ancora allo stato brado.

Partendo da Kuala Lumpur, ho avuto la possibilità di attraversare in lungo e in largo la Malesia, in auto e in moto e ti rendi conto di questa vegetazione così intensa e densa che talvolta sembra quasi voler assorbire le strade.

E poi, i profumi. La grande umidità nel momento dell’alba e al tramonto si mescola coi profumi della vegetazione e ti fa respirare note olfattive intense e decisamente diverse da quelle a cui siamo abituati. È davvero tutto molto affascinante e resta scolpito nella tua mente.

Un piccolo consiglio. Se avete intenzione di visitarla in moto, fate attenzione alle buche o meglio, alle voragini che ci sono in strada: è molto facile perdere il controllo del mezzo”.


E ora, per concludere, parlaci un po’ dell’ultima tappa della stagione di MotoGP: Valencia.

“Io adoro la città di Valencia e tutta la comunità valenciana: ritengo che sia una delle poche città in Europa che offrono ancora il giusto equilibrio per uno stile di vita ideale. Gli andalusi sono persone che sono dei lavoratori ma allo stesso tempo amano godersi la vita. Non hanno magari i ritmi rilassati tipici dei popoli latini ma sanno divertirsi, pur mantenendo un forte impegno per il lavoro. Io ho diversi amici, come l’ex pilota Borsoi che sono andati a vivere a Valencia e non tornerebbero più indietro. Tutti gli italiani che conosco e che sono andati a vivere lì mi dicono di trovarsi benissimo, perché Valencia è ancora una città che ti offre l’opportunità di studiare, grazie ad importanti università, l’opportunità di lavorare e di vivere una vita meno stressante e intensa e nevrotica di altre città europee dove l’urgenza di produrre e di fare le cose è molto più pressante. Qui lo stile di vita è più rilassato, pur restando attento alla dimensione lavorativa e produttiva: un luogo dove c’è un giusto equilibrio. Lo vedi perché tutti sono sereni e tranquilli. E molto ospitali e cordiali, tutta brava gente”. 




Qui si conclude questo primo viaggio al fianco di Lucio Cecchinello. Un percorso ideale che ci ha permesso di scoprire e vivere insieme a lui aspetti, sensazioni, natura e umanità dei quei luoghi che, anno dopo anno, lo accompagnano. Luoghi che fanno da sfondo a quello che da sempre è il suo sogno: vivere appieno la sua grande passione per il motociclismo.