Charles Lindbergh. Libero come il vento, immenso come il cielo

Parigi, 21 maggio 1927. Sono le 22:24 quando, dopo 33 ore e 32 minuti di volo, un precario monoplano di legno e tela, partito da New York, atterra all’aeroporto parigino “la Bourget”. Si è appena compiuta un’impresa che nessuno aveva mai avuto il coraggio di affrontare prima: una transvolata atlantica senza scalo. Da quel giorno sono passati 90 anni e rimane indelebile nel grande libro della storia il nome di colui che, pieno di sogni e con la passione per il volo, affrontò questa prova: Charles Lindbergh. 

Studente di ingegneria applicata al volo, nel 1924 lasciò l’università per arruolarsi nell’esercito americano con il preciso scopo di essere addestrato come pilota. Dopo essersi laureato iniziò a cercare le risorse necessarie per la costruzione di un monoplano. Grazie alla sua caparbietà riuscì a convincere nove uomini d’affari di St. Louis a finanziare la realizzazione di un areo monomotore leggerissimo: nacque così il leggendario “Spirit of Saint Louis”. L’input determinante per compiere la magica impresa, però, arrivò da Raymond Orteig, proprietario di una serie di alberghi, che mise in palio 25.000 $ per chi fosse riuscito a compiere una trasvolata atlantica in solitaria; animato da spirito di sfida, Charles accettò. Ci voleva del fegato sia per realizzare l’impresa che per salire sullo “Spirit of St. Louis” e il giovane Lindbergh ne aveva da vendere. Fu così che il 20 maggio decise di decollare e percorrere oltre 5.700 km sospeso lassù, solo, isolato e in balia di possibili guasti. All’arrivo, dopo un giorno e mezzo di viaggio, trovò una folla festante pronta a celebrare le sue gesta.

Ben presto gli eventi della vita portarono Charles a perdere quell’entusiasmo e quella gioia di vivere che da sempre lo caratterizzavano: nel 1932 un dramma familiare lo colpì duramente segnando il resto della sua esistenza. Il primo marzo suo figlio di due anni venne rapito mentre giocava nella sua cameretta. Dopo dieci settimane, nonostante il pagamento del riscatto, il corpo esanime del piccolo venne rinvenuto non lontano dal luogo della scomparsa. Questa terribile tragedia spinse Lindbergh ad emigrare in Europa per ritrovare quella pace e quella serenità che non recupererà mai più. Nel 1954, dopo essere stato costretto a partecipare alla II guerra mondiale come consulente dell’aeronautica americana, diede ulteriore prova della sua sofferenza con un’autobiografia intitolata “The Spirit of St. Louis” che, con la sua potente carica emotiva, gli valse il premio Pulitzer.

“L’aquila solitaria”, così lo definivano i media, è uno di quegli uomini che hanno cambiato il mondo con le loro imprese epiche. Conquistando il cielo è riuscito ad unire continenti lontani diventando allo stesso tempo simbolo della modernità e protettore dei valori tradizionali, primo fra tutti la famiglia.