Brunello Cucinelli e il sogno di un’impresa umanistica

Sono state le sofferte e travagliate vicende lavorative del padre a radicare profondamente in lui il desiderio di un lavoro rispettoso della dignità morale ed economica dell’uomo. Brunello Cucinelli, il Re italiano del cashmere, forgiato dalle difficili esperienze di gioventù, ha fatto dell’umanesimo regola di vita e cardine della propria filosofia aziendale.

Figlio di mezzadri, visse un’infanzia povera e faticosa. Fino a 15 anni abitò in una casa priva di elettricità ed acqua corrente. Le giornate erano lunghe e impegnative: dopo essere andato a scuola a piedi lo attendevano i campi da arare. Ma lui, anziché seguire la coppia di vacche, la trainava da davanti; in questo modo riusciva a fare dei solchi perfettamente dritti. Nella vita dice di aver continuato nello stesso modo, e i risultati si possono ben vedere.

Geometra col 6 politico e mancato ingegnere, Brunello a 25 anni ebbe l’intuizione che gli cambiò la vita: colorare il cashmere. All’epoca la fidanzata Federica, poi divenuta sua moglie, aveva un piccolo negozio di abbigliamento e pensò di aiutarla con questa semplice idea. Da subito il mercato accolse con entusiasmo i suoi prodotti e così, qualche anno più tardi, i piccoli stabili in cui produceva non furono più sufficienti. Per questa ragione acquistò il castello trecentesco e l’annesso borgo di Solomeo, città della sua amata, li restaurò curando ogni dettaglio e vi insediò la sede e i laboratori della sua “impresa umanistica”. Ciò che ha reso il Signor Brunello un grande imprenditore è il non vedere l’impresa come un mero mezzo per produrre ricchezza ma come luogo in cui valorizzare l’uomo al fine di sviluppare idee innovative, il tutto in un ambiente famigliare e che stimoli la creatività. Niente cartellino da timbrare, nessuna gerarchia, mensa aziendale gratuita, stipendi più alti della media, divisione dei profitti con i dipendenti e non solo. Nel borgo di Solomeo, perla medievale immersa nei dolci colli umbri, è nata anche la “Scuola di Arti e Mestieri” dove si insegnano ai giovani i lavori manuali.

Il suo grande amore per la filosofia e l’arte trova testimonianza nella costruzione alle porte di Solomeo del Foro delle Arti e nel mecenatismo: un quarto dei profitti della sua azienda sono destinati “ad abbellire il mondo, sia aiutando chi è in difficoltà, sia edificando una chiesa, un teatro, un asilo o un ospedale”. Nel 2010 due grandi riconoscimenti a cui Brunello tiene molto: la Laurea Honoris Causa in Filosofia ed Etica dei Rapporti Umani e il Cavalierato della Repubblica.

A renderlo l’uomo semplice e rispettoso, attento al benessere dei propri dipendenti e della società tutta, è stata l’immensa passione per la filosofia e per la cultura benedettina. Quando nel 2012 la “Brunello Cucinelli” è stata quotata in Borsa ha voluto inserire nel CDA il suo padre spirituale, nonché rettore della Basilica di San Benedetto di Norcia. Il motivo? “Verificare che non si faccia male all’uomo”. Cucinelli è il classico esempio di chi non dimentica le proprie radici e i valori che gli sono stati trasmessi. Imprenditore di successo, sì, ma nonostante questo semplicemente Brunello.